“Parigi-Hammamet” presentato a Milano

“Parigi – Hammamet”: il giallo di Craxi presentato al Centro Internazionale di Brera.

Battista: “Una breccia si è aperta”. Belpietro: “Quegli anni vanno riletti”. Stefania Craxi: “Riformismo unica cultura della sinistra che è resistita alla storia. Solo in Forza Italia i nostri valori hanno casa”.

Milano 30 gennaio 2020 – Una spy story incentrata sulle vicende di un leader politico esiliato dalla sua Patria, Ghino, inseguito dalla Koros, una misteriosa organizzazione internazionale al soldo della finanza. È questo in estrema sintesi “Parigi – Hammamet”, un dattiloscritto di Bettino Craxi redatto negli anni dell’esilio. Il testo è stato ritrovato grazie alla Fondazione Craxi che del leader socialista di cui custodisce l’eredità.

Del libro e dei temi che solleva ne hanno discusso ieri Pierluigi Battista, Maurizio Belpietro e Stefania Craxi. A far da cornice all’evento un luogo al quale Bettino era profondamente legato, restaurato e di nuovo fruibile. Si tratta del Centro Internazionale Brera del quale Craxi fu a lungo presidente.

“Una breccia si è aperta” ha detto Pierluigi Battista. Lui era cronista per La Stampa, seguì quello che lui stesso ha definito un “linciaggio” ovvero il lancio delle monetine. Toccò con mano la furia cieca del popolo: “Comunisti, fascisti e leghisti si ritrovarono per una cancellazione simbolica”. Nel suo intervento ha ricordato anche quanto fosse stato aspro il “Duello a sinistra” che per il PSI craxiano rappresentò l’unica strategia per uscire dalla sudditanza, che si sarebbe rivelata mortale, al PCI e che fece di Craxi un bersaglio delle campagne d’odio comuniste. “Essere di sinistra e non totalitari” ha spiegato “significava minare l’egemonia culturale del comunismo”. Battista però vede negli ultimi tempi un ravvedimento negli italiani, soprattutto in chi quella stagione non l’ha vissuta, nel caso i giovani.

Maurizio Belpietro si è soffermato sulle differenze tra l’Italia di Craxi e l’Italia di oggi: crescita contro declino, politica esterna autorevole contro politica esterna confusa e succube. Belpietro ha citato l’episodio disonorevole di Giuseppe Conte che non è riuscito a trovare posto alla conferenza di Berlino. Una conferenza per discutere della Libia che si tiene a Berlino e dove Conte non riesce nemmeno a trovare un posto. Il direttore ha richiamato anche le privatizzazioni che dopo Tangentopoli hanno fatto perdere al Paese industrie strategiche. “Il racconto di quegli anni” ha concluso “va riletto”.

Per finire ha parlato Stefania Craxi. La senatrice ha esordito dicendo che vent’anni sono un tempo sufficiente per leggere finalmente in maniera critica le vicende di Tangentopoli. Del libro ha sottolineato quelle pagine nelle quali Ghino è colto nei lati più umani e terreni, come in quella sulla storia d’amore. Una Craxi che si è voluta togliere qualche sassolino dalla scarpa. Il partito nel quale è eletta, Forza Italia è “l’unico partito che rispetta la nostra storia” ha detto stigmatizzando qualsiasi possibile confluenza del voto socialista in formazioni vicine al PD.

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