Valeria Giannotta, intervista sul libro “Erdogan e il suo partito”

Valeria Giannotta: “Il partito AKP si è spostato su posizioni sempre più conservatrici e islamiste. Il nazionalismo serve a tenere unito un paese molto diviso. Invio di truppe turche in Libia? Non esiste la stessa minaccia che in Siria”.

Valeria Giannotta, esperta di relazioni internazionali e docente alla Business School Turk Have Kurumu di Istanbul e all’Università dell’Aeronautica di Ankara, ha presentato a Firenze il suo libro “Erdogan e il suo partito. Tra conservatorismo e riformismo”.

Ad aprire i lavori l’ex ambasciatore in Turchia Carlo Marsili. Interventi anche di Riccardo Zucconi, Debora Degl’Innocenti, Matteo Gerlini e Leonardo Tirabassi.

Conclusioni di Gianni Bonini, analista politico che ha commentato così l’iniziativa: “Con l’ultima su “Erdogan ed il suo Partito” sono almeno cinque le iniziative di assoluto respiro geopolitico dell’ARS – Archivio dei Riformisti Socialisti – nell’anno che sta per finire”.

Queste le riflessioni dell’autrice.

La genesi del libro. “Il libro si concentra su un’analisi del partito di Erdogan. Non possiamo indentificare la Turchia con Erdogan ma possiamo identificare il partito AKP con Erdogan. Un partito estremamente personale, basato sul carisma del suo leader. Non ci sarebbe partito di Erdogan senza Erdogan. Un’analisi dalla sua fondazione nel 2002 fino al giugno del 2018 e registra come sia cambiato nel tempo e come si sia cambiato contestualmente il sistema politico, da parlamentare a presidenziale. Un presidenzialismo alla turca dove Erdogan è a capo e c’è un fragile sistema di pesi e contrappesi. Nasce come partito di stampo liberare, con più anime all’interno, ma poi si è abbarbicato su posizioni più radicali, conservatrici e islamiste. Dal 2018 ad oggi questa sintesi tra nazionalismo e islamismo è più visibile. Erdogan è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta nel parlamento con la cosiddetta alleanza del popolo”.

Sul nazionalismo sempre più accentuato. “È l’unico collante che sintetizza le varie anime della Turchia. Cos’è la Turchia? È la Turchia che guarda, nel solco del kemalismo, all’Occidente, è la Turchia anatolica legata all’islam, quella a forte presenza curda? Un profondo spirito nazionalista tiene insieme un paese solcato da profonde fratture”.

Le operazioni militari di Erdogan e i loro effetti dentro e fuori la Turchia. “Lo stesso Erdogan ha capito che le azioni militari esterne hanno un effetto benefico all’interno e permettono di consolidare il suo consenso. L’operazione militare che tanto ha scosso l’opinione pubblica non è nulla di nuovo. Già l’anno scorso è stata portata avanti l’operazione ‘Ramoscello di ulivo’ che ha messo in sicurezza il cantone di Afrid nel Sud-Est della Siria. Nel 2016 un’altra operazione che ha messo in sicurezza che ha investito il cantone di Jarabulus. La Turchia è riuscita a ristabilire la pace ma anche a intavolare relazioni stabili con Russia e Stati Uniti. Si parla di un invio di truppe in Libia. Erdogan è un leader noto per portare a termine cosa promette. Ci sarà? Quanto pagherà? È pur vero che nelle settimane scorse è stato firmato un memorandum con il governo di Tripoli che prevede la creazione di una zona economica esclusiva. Anche questa è da leggere come effetto della situazione di Cipro. Parte di questo memorandum prevede anche delle operazioni congiunte. La mozione deve essere approvata in Parlamento. Il vero interrogativo è quanto questa operazione sarà popolare all’interno. È una situazione molto diversa rispetto a quella in Siria. Tra Turchia e Siria c’è una linea di confine estremamente porosa per cui tutto ciò che succede da una parte ha conseguenze sull’altra. La stessa prossimità non c’è il Libia. C’era in più la minaccia della costola siriana del PKK, il YPG. Erdogan sta giocando la carta dello spirito nazionalista e ottomano ma è da capire come questo si può inserire in un contesto di svalutazione della lira e di possibili sanzioni”.

Valeria Giannotta a Firenze, intervista a cura di Lorenzo Somigli

Intervista a cura di Lorenzo Somigli.

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