Sardine, dall’antiberlusconismo all’antisalvinismo

C’è un filo rosso che lega le attuali sardine a tutti quei movimenti che per anni hanno fatto dell’antiberlusconismo la loro, unica, ragione di vita.

L’aggressione subita dai consiglieri comunali della Lega Antonio Montelatici ed Emanuele Cocollini denota il salto di qualità compiuto dall’anti-salvinismo, che ormai si configura dal punto di vista socio-politico come il proseguo di un’altra, lunga stagione di odio: l’anti-berlusconismo militante.

E meno male che secondo certe anime belle sarebbe il centrodestra il principale responsabile di un diffuso clima d’odio. Il “popolo della sinistra”, orfano ormai dei propri dirigenti ma anche dello storico nemico additato per anni come il male assoluto, ha trovato in Matteo Salvini un altro simulacro su cui sfogare la propria frustrazione.

Puntualmente sconfitti in ogni elezione, scioccati dall’avanzata del populismo – un’etichetta presto appiccicata su qualsiasi voce critica – ecco che i progressisti si affidano al mare, precisamente alle sardine, animale divenuto oggetto di culto nei salotti radical-chic.

Chi ha vissuto gli anni dell’anti-berlusconismo ricorderà i numerosi momenti extra-parlamentari medianti i quali la sinistra tentava di mettere pressione – e magari di dare una spallata decisiva – ai governi dell’ex Cavaliere, senza riuscirci.

Tornano alla mente i “girotondi” di Nanni Moretti, il “popolo viola”, e il clima di mobilitazione permanente che riempivano puntualmente le piazze ma, per citare la famosa massima di Pietro Nenni, non le urne, che premiavano puntualmente il Centrodestra.

Queste “sardine” altro non sono che la prosecuzione aggiornata ai giorni nostri di quelle esperienze di piazza apparentemente spontanee. Apparentemente, perché queste piazze che si dicono in prima battuta indipendenti dai partiti finiscono, puntualmente per rivelare la loro vera natura di maldestre esche per elettori vecchi e nuovi.

Rivelatore, in tal senso, è l’intervista rilasciata da uno dei leader delle sardine, Mattia Santori, che hai microfoni di Radio1 prima definisce il movimento “una specie di gruppo di pressione” e precisa che non intende fondare un partito, per poi affermare candidamente che “siamo evidentemente vicini al Partito Democratico e agli altri partiti di sinistra”.

Non a caso, sono già iniziati i flirt elettorali in vista delle elezioni in Emilia-Romagna, dove il candidato uscente Bonaccini sta mettendo in pieni una coalizione Brancaleone per tentare di respingere l’assalto del Centrodestra.

C’è un passaggio, particolarmente grave, nel presunto manifesto delle sardine: “non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”, si afferma, nei confronti dei populisti.

Si tratta di un passaggio palesemente illiberale e anti-democratico. Cosa sarebbe successo se in un manifesto del Centrodestra fosse stata inserite una tale frase? Sarebbe subito scattato l’allarme-fascismo e l’intellighenzia progressista avrebbe lanciato appelli, petizioni, manifestazioni, flash-mob.

Passano gli anni, ma la sinistra rimane vittima delle proprie pantagrueliche contraddizioni, fatte di autoreferenzialità e disprezzo antropologico verso l’avversario, che l’hanno portata molto lontana da quello che una volta era il suo stesso elettorato.

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