Lasciate stare noi partite IVA!

Il governo a doppia trazione di sinistra pensa costantemente a nuove tasse. Ricadranno, come sempre, su noi partite IVA.

“Questo governo non aumenterà le tasse”, avevano giurato sin dal primo giorno. E invece, come ampiamente prevedibile, gli esecutivi della sinistra rimangono perdutamente innamorati di balzelli di ogni tipo, tanto da inventarne sempre di nuovi.

Non solo. Si conferma, purtroppo, quella concezione anti-liberale che considera i produttori di ricchezza non solo degli evasori a prescindere, ma anche i principali bersagli da colpire e da spremere sino all’ultimo centesimo.

Sono giorni difficilissimi per le partite IVA del Paese: perché, alla fine, i bancomat dello Stato finiscono – finiamo – con l’essere sempre noi.

Luigi Di Maio, nel disperato – quanto ridicolo – tentativo di frenare la rivolta, ha definito le partite IVA “la classe operaia dei giorni nostri”. In verità, chi ha una partita IVA sa bene che questa definizione non è corretta – d’altronde, non può essere certo Luigi Di Maio la persona più adatta ad interpretare lo stato d’animo di un lavoratore –: le partite IVA non sono operai, bensì i veri precari dei giorni nostri.

Perché una partita IVA sa bene che la libertà derivante da una professione autonoma deve essere gestita con saggezza e con un notevole grado di auto-disciplina. Una partita IVA deve sgomitare, impegnarsi, districarsi tra mille imprevisti per garantirsi la sicurezza economica.

In questa quotidiana battaglia, un lavoratore autonomo si aspetterebbe un minimo di collaborazione da parte dello Stato e del governo. Al contrario, ogni anno l’esecutivo in carica mina le poche certezze acquisite. Il governo giallo-rosso, negli intenti originari messi nero su bianco nella prima bozza di manovra, ha concretamente accarezzato l’idea di una vera e propria stangata per le partite IVA, in particolare per coloro in regime forfettario, improvvisamente considerati come dei “privilegiati”: insomma, la casta dei forfettari.

Le tasse, una vera e propria passione per certa Sinistra.

Vale la pena ricordare che queste partita IVA possono sì adottare un regime fiscale agevolato con tassazione al 15%, ma allo stesso tempo perdono molti vantaggi del regime ordinario, come ad esempio la possibilità di accedere alle detrazioni.

Il governo intendeva eliminare, di fatto, il regime forfettario, mantenendo un 15% di tassazione fissa, ma costringendo queste partite IVA ad aderire al regime analitico.

Un ibrido fiscale immondo – definitivamente accantonato, almeno così pare – che per molti freelance e piccoli lavoratori autonomi, in particolare per coloro che non hanno grandi spese, avrebbe significato un taglio netto ai propri guadagni.

Purtroppo, però, verranno molto probabilmente reintrodotti dei paletti per l’accesso al regime forfettario, come la spesa massima di 20 mila euro lordi l’anno per i dipendenti e il costo complessivo dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio precedente che non deve superare i 20 mila euro lordi.

Completamente cancellata, invece, l’introduzione di una flat tax al 20% per le partite IVA oltre i 65 mila euro: una misura osteggiata sin dall’inizio da questo governo, che la considera un trattamento di favore ai ricchi.

Invero, la flat tax al 15% ha dimostrato di essere benefica anche per le casse dello Stato e di sfavorire l’evasione: allo stesso modo uno scaglione successivo al 20% avrebbe avuto altrettanti effetti positivi sui conti, e sarebbe stata una mano tesa verso i lavoratori autonomi.

Al contrario, ora sarà necessario vigilare – e Forza Italia sarà in prima linea – in Parlamento affinché non vi siano altre sorprese sgradite nell’iter di approvazione di questa disastrosa legge di bilancio.

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