Muro di Berlino: 30 anni dopo.

Sono passati 30 anni da quel giorno di novembre. La caduta del Muro però ancora non ha esaurito le sue conseguenze di lungo periodo.

Dal 1989 e con la riunificazione la Germania vive un momento di crescita economica. Non mancano in questo le incongruenze. Soprattutto la povertà e le disuguaglianze sociali.

Berlino prima della caduta del Muro è l’emblema dell’Europa divisa. Devastata, ridimensionata, contesa dai due blocchi. Non più protagonista della storia.

Per capire quello che a tutti gli effetti è l’evento più importante della fine del Secolo Breve serve l’occhio del cinema. Si de “Il Cielo sopra Berlino” di Wim Wenders.

Anno 1987. I mujaheddin in Afghanistan infliggono una dura sconfitta ai sovietici. Giovanni Paolo II visita le tre città del Baltico in Polonia che saranno culla di Solidarność. L’America corre trainata dalle liberalizzazioni. L’URSS è un gigante sempre più dai piedi fragili. Sospeso tra l’aderenza all’ideologia della nomenclatura e gli slanci del Glasnost’.

Film poetico “Il cielo sopra Berlino”. Racconta la vita dei berlinesi e di un intero popolo trafitto attraverso due angeli decaduti. È anche una grande testimonianza storica della Berlino durante gli anni del Muro. Film (miglior regia a Cannes) che merita di essere visto e rivisto pure per l’interpretazione di Bruno Ganz, scomparso di recente.

“Abbiamo girato il nostro film, ignari, o meglio, non potendo immaginare, che la storia universale avrebbe presto superato la nostra piccola storia” Wim Wenders.

“Non riesco a trovare la Potsdamer Platz”. Parla l’anziano poeta, nella finzione assimilato a Omero. “C’era il caffè Josty” ricorda. “Ci venivo il pomeriggio a chiacchierare e a bere il caffè. Era una piazza animata. Tram, omnibus, due auto”. Gli amanti dell’arte ricorderanno il quadro di Kirchner. “Poi all’improvviso – continua – sventolarono delle bandiere. L’intera piazza ne era piena e la gente non era più gentile”.

Era una delle piazze più belle d’Europa. Potsdamer Platz era il centro vitale della Berlino di inizio secolo. Fino al 1989 era tagliata dal muro. Il caffè Josty che ricorda Omero fu distrutto nel 1930. Era, come si vede nello spezzone, uno dei simboli più rappresentativi della cortina di Ferro ma sarà poi uno dei simbolo della capacità del popolo tedesco di risollevarsi.

Dopo la riunificazione, la Germania è andata sempre più forte. Il Muro è un ricordo. Scomodo per alcuni, per altri – soprattutto dell’Est – una fonte di nostalgia, Ostalgie (nostalgia della DDR). Per buona parte dei tedeschi e dei berlinesi è una traccia ineliminabile.

Le miniere della Ruhr – quelle per cui si sono fatte due guerre, quelle per cui è nata la CEE – chiudono per sempre. La Germania, patria dei Grunen, prepara la svolta ecologica. La Potsdamer Platz è stata ripensata e ricostruita grazie a Renzo Piano. L’Europa è sua.

Una crescita diseguale

Non è tutto oro. Nemmeno nella grande Germania. Per l’Istituto Ricerca Economica e Sociale WSI della Fondazione Hans-Böckler: “Sempre più persone sono colpite dalla povertà in Germania”. Nel rapporto si mette in luce che le disuguaglianze crescono meno rispetto all’inizio del 2000 sebbene il divario tra ceto medio e poveri cresca.

“(…) La polarizzazione in Germania continua” si legge. “Il settore delle retribuzioni molto basse continua ad essere molto ampio, mentre i super ricchi, cioè i multimilionari e miliardari, hanno tratto più beneficio dal boom della Borsa, dall’impennata dei prezzi nel mercato immobiliare, dagli alti profitti aziendali. La disuguaglianza riduce la partecipazione sociale e politica e compromette il funzionamento dell’economia sociale di mercato”.

Nonostante il Solidaritaetszuschlag (contributo di solidarietà di Kohl, 1991) inoltre, il divario tra le due Germanie rimane alto. Lo fotografa l’ufficio federale di statistica, il Destatis (dati riferiti 2017). La media tedesca per rischio povertà ed esclusione sociale è del 19%. Nel Meclemburgo Pomerania Anteriore è al 20,9%, nella Sassonia-Anhalt (19,5%). La città di Berlino, invece, è al 18,2%. Mentre in sesta e settima posizione troviamo altri due stati dell’ex Germania Est, la Sassonia e la Turingia. Chi sta meglio è il Bayern e il Baden-Württemberg: entrambi sull’11%.

Un grande sviluppo sì che però non sembra essere stato omogeneo ma che anzi poggia su una crescente base di poveri e nuovi poveri. E non è un caso il successo di Afd.

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Lorenzo Somigli – da adesso in poi!

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