Africa-Italia/1, parla Ottati

Giovanni Ottati: “In Africa ci sono opportunità per le aziende italiane ma manca una strategia”.

Di fronte a opportunità importanti favorite da un contesto sempre più stabile l’Italia difetta di una strategia complessiva. Altri paesi invece, la Cina o la Francia in ragione del suo passato coloniale, si sono mossi con intelligenza creando dei canali privilegiati per le proprie aziende.

Giovanni Ottati, presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, ha partecipato all’evento di Antonio Tajani a Viterbo. A margine del suo intervento ha rilasciato le seguenti dichiarazioni sui rapporti tra l’Italia e Africa.

Quali sono le opportunità in Africa per le aziende italiane? “C’è una totale assenza di una visione industriale per l’Africa. In concreto il sistema industriale italiano non ha capito che investire in Africa rappresenta un’opportunità di sviluppo per le aziende. Questo non solo permetterebbe di cogliere opportunità in Africa o nel Paese in cui si vanno a collocare ma a livello globale. L’integrazione da un punto di vista industriale con il continente africano potrebbe consentire all’industria italiana di avere un forte impulso per crescere anche a livello mondiale. Questo passaggio ancora non è stato del tutto compreso”.

Perché le aziende non lo capiscono? “Non riescono a cogliere questa opportunità perché sopravvive il pregiudizio che i Paesi africani non garantiscano condizioni di sicurezza e stabilità. Si tratta di una mancanza tutta nostra perché l’Africa sta crescendo, si sta evolvendo e sta acquisendo condizioni di maggiore stabilità. Sta raggiungendo una maggiore integrazione tra i Paesi. Si creano sempre più delle zone di integrazione economiche, come in Africa occidentale o nel Corno d’Africa grazie alla pace tra Eritrea ed Etiopia. C’è dunque una mancanza di conoscenza purtroppo da parte del sistema industriale italiano. Non ci si rende conto che l’Africa ha una dimensione, ha bisogno di tecnologie, di idee, di iniziative che non richiedono grandi investimenti e che si adatta al sistema italiano basato sulle piccole e medie imprese. Certamente in questo momento i grandi gruppi industriali sono quelli che riescono meglio a cogliere le opportunità perché hanno più risorse e più capacità organizzative sul campo, indispensabili in questo continente”.

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Aziende di altri Paesi lo hanno capito? “Gli altri Paesi hanno un approccio totalmente diverso e hanno colto le opportunità offerte dal continente. Uno di questi è la Cina ma ci sono elementi di concorrenza sleale. Il governo cinese apre delle linee di finanziamento nei paesi africani nelle quali vengono inserite le aziende cinesi: è concorrenza sleale. Tutti sarebbero capaci quando i soldi vengono messi a disposizione dal governo: così non c’è rischio d’impresa. C’è la disponibilità a mobilitare la propria organizzazione su territori esteri anche territori difficili”.

Come si sta muovendo la Cina? “La Cina sta riversando miliardi di dollari investendo in strutture logistiche. Siamo intorno ai 10 miliardi per il rifacimento dei sistemi portuali, soprattutto nel Corno d’Africa. In Niger – notizia di tre giorni fa – hanno investito 5 miliardi di dollari per la realizzazione di un oleodotto che arriva fino al Golfo di Guinea. Sono notevoli anche gli investimenti in costruzioni come avviene in Sudan, Zimbabwe, Angola. I francesi storicamente hanno una propensione verso l’Africa, soprattutto occidentale. Gli americani, con i grandi gruppi, sono presenti nel settore dell’energia e dell’agroalimentare. Sono poche le aziende italiane che possono dire di avere una strategia: una di queste, storicamente, è Eni. Ci sono poi altre aziende che stanno sviluppando una visione per l’Africa e che operano nel settore turistico e alberghiero e nel settore agroalimentare. Al di là di questi un po’ di movimento da parte di Enel Greenpower o Ansaldo Energia”.

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