L’agenzia di Moody’s considera la formazione del governo giallorosso un motivo di stabilità ma ci sono diversi aspetti problematici.

“La formazione di un governo di coalizione di centrosinistra dovrebbe far prevedere un periodo di stabilità politica in Italia, che è positivo nei confronti di uno scenario di debole crescita dell’economia domestica e incerte prospettive di crescita globale”. Questo è un passaggio della nota di aggiornamento dell’agenzia Moody’s con la quale si motiva il livello di rating Baa3 con outlook stabile per il nostro Paese.

Un passaggio che suscita, a dire il vero, qualche perplessità. Sembra sussista una strana idea di “stabilità” negli elitari ambienti della finanza; strana, e anche un po’ partigiana.

Che il quadro politico italiano possa definirsi, infatti, stabile, è a dir poco ottimista. Iniziamo dai freddi numeri: se alla Camera il nuovo esecutivo ha passato agevolmente la prova della fiducia, al Senato il pallottoliere non ha indicato i numeri sperati.

A Palazzo Madama, il Movimento 5 Stelle può contare su 107 voti, il Partito Democratico su 51 e Liberi e Uguali su 4, per un totale teorico di 162. Le defezioni di Paragone e Richetti fanno scendere il totale a 160, un voto sotto la maggioranza. Il soccorso è arrivato dal gruppo Misto e dai senatori a vita (Monti, Segre e Cattaneo). La calcolatrice si è fermata così a 169, due in meno del precedente governo Conte (per approfondire). In realtà, 166 senza il contributo dei senatori a vita che hanno già dichiarato che valuteranno il proprio voto di provvedimento in provvedimento. Non si può certo affermare che questo governo poggi su solide basi parlamentari.

In secondo luogo, c’è un elemento che dovrebbe allarmare non solo Moody’s, ma anche gli italiani. L’esecutivo giallo-rosso, infatti, ha già messo in cima alle priorità la stesura di una nuova legge elettorale. L’obiettivo è di tornare ad un sistema proporzionale puro – si spera con una soglia di sbarramento di almeno il 4% – che, di fatto, renda ancor più facili i ribaltoni e che, soprattutto, sia in grado di disinnescare la vittoria di una coalizione maggioritaria di Centrodestra. Si continua, in sostanza, la pessima tradizione italiana per la quale le leggi elettorali vengono ideate per mettere i bastoni fra le ruote agli avversari. In questo disegno, il Movimento 5 Stelle potrebbe agevolmente interpretare il ruolo di ago della bilancia che, manco a dirlo, penderebbe dalla parte del Partito Democratico.

In terzo luogo, l’impressione è che il concetto di stabilità – presso le agenzie di rating, ma anche dalle parti di Bruxelles – acquisti determinate sfumature a seconda del colore del governo in carica. Quale stabilità può assicurare un governo che mediante il proporzionale mira a rendere più facile i cambi di casacca e a premiare il più bieco trasformismo? Viene da pensare che la presunta stabilità si misuri, in verità, sulla base del livello di acquiescenza e sudditanza del governo in carica verso le politiche e le istituzioni dell’Unione europea.

Stabilità, in sostanza, non significa sana alternanza democratica al governo del Paese, ma solo compiacenza nei confronti dell’establishment europeo. Poi, però, inutile lamentarsi se aumenta il cosiddetto populismo e diventa sempre più difficile costruire alternative sane e credibili a questa finta democrazia.

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