Conte ottiene la fiducia. Il governo giallorosso comincia ufficialmente il suo percorso. Il suo più che un programma è una vera e propria lista dei desideri. Condita da un’immancabile retorica.

Il Conte-bis ha ottenuto la fiducia della Camera e del Senato, e si appresta a iniziare il proprio lavoro. Risulta, però, sin d’ora davvero imbarazzante leggere il fantomatico “programma” in 29 punti che dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – scandire l’azione dell’inedito governo giallo-rosso.

La maggior parte di questi punti – conditi da un’immancabile e abbondante dose di retorica – non sono altro che una sorta di lista dei desideri. Molti di essi, infatti, consistono nella pedissequa ripetizione di frasi fatte in merito a noti e cronici problemi che affliggono il nostro Paese. Il tutto si riduce ad un manifesto di intenti che verranno puntualmente annacquati in occasionali provvedimenti-spot di scarso valore.

Quante volte abbiamo sentito affermare che “occorre rendere più efficiente il sistema della giustizia civile, penale e tributaria, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi; riformare il metodo di elezione dei membri del Consiglio superiore della Magistratura; garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica”? Questo è il punto 15 del “programma”. Non poteva, ovviamente, mancare “un piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro al Sud” (punto 19), “l’adeguato riconoscimento del merito” (punto 5), “la messa in sicurezza del territorio” (punto 9) – e così via con formule che, di fatto, sono state i mantra della Prima Repubblica. Ancor più preoccupante è il continuo riferimento all’ambiente: di certo non perché tali tematiche siano da snobbare, ma il punto 7 dedicato al “Green New Deal” e alla “transizione ecologica” sembrano mutuati direttamente dal programma di Emmanuel Macron. Vale la pena ricordare che proprio l’eccessiva accelerazione del governo nei confronti di una “transizione ecologica” – da attuarsi, ovviamente, con mezzi di pressione fiscale – ha acceso la scintilla per la rivolta dei gilet gialli. Il resto è un’accozzaglia di verboso progressismo e giacobinismo: statalismo e assistenzialismo sono le parole d’ordine di questo esecutivo.

La verità è che questa alleanza nasce per mere questioni di opportunismo politico, riconducibili a due necessità. La prima è di creare un’area politica che sia in grado di rivaleggiare, anche a livello locale, con il centro-destra unito che è risultato sistematicamente vincitore a ogni appuntamento elettorale amministrativo. Non a caso, si sono moltiplicate le voci di personalità del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle che sostengono la necessità di replicare l’alleanza già dalle prossime elezioni regionali in Umbria (per approfondire). La seconda è la volontà, da un lato, di essere gli azionisti di maggioranza nel 2022, quando si dovrà procedere all’elezione del Presidente della Repubblica, dall’altro di redigere una nuova legge elettorale più accomodante nei confronti delle forze che compongono il nuovo esecutivo.

E come già visto in passato, il centro-sinistra può raggiungere questi obiettivi solo attraverso manovre di palazzo costituzionalmente garantite, di certo non mediante una vittoria elettorale. Forza Italia sarà in prima fila contro questo governo.

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Lorenzo Somigli – da adesso in poi!

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