Giovannini: “Forza liberale può puntare al 15%”

Alessandro Giovannini: “Esiste uno spazio politico per una nuova forza centrista. Calenda, coerente ma divisivo. Centrosinistra in mano a Renzi fino alle prossime elezioni. Mara Carfagna? Può essere determinante…”

Alessandro Giovannini, professore ordinario di diritto all’Università di Siena ed editorialista per L’Opinione, ha parlato del momento politico.

Professor Giovannini, il governo giallorosso si avvicina, cosa ne pensa? “Movimento 5s e PD sono mondi diversi per storia e valori. Non potrà durare a lungo. Non ci sono i presupposti di base, non ci sono le premesse che fanno sperare in qualcosa di duraturo, mancano la discussione nei rispettivi popoli, la gestazione di progetti comuni. Manca l’amalgama valoriale, è una spremitura a freddo. E si sa che una spremitura del genere va bene per le olive, non per le idee e i progetti politici che abbiano l’ambizione di durare (per approfondire)”.

Può esserci un’opposizione di Centrodestra? “Certo, guai non ci fosse, ma molto dipenderà dalla legge elettorale (per approfondire). Se si andrà verso una legge tutta proporzionale, le alleanze si dovranno fare per forza, altrimenti non ci sarà governabilità. Alleanze indispensabili perché ad oggi nessuna forza è autosufficiente. Se rimettono su il proporzionale puro, inoltre, bisognerà capire se ci sarà un premio di maggioranza. In caso di proporzionale puro, comunque, ogni forza politica dovrà innanzitutto pensare a se stessa e poi costruire un’alleanza. Se invece si tornasse al voto con la legge attuale, l’opposizione si dovrà costruire con le regole che già conosciamo. Sul piano politico, poi, il discorso è ancora più complesso, perché complesse e liquide sono le basi elettorali”.

Come si sono mossi gli attori di Centrodestra in questo momento? ““Ci sono anche nel Centrodestra molte correnti, per così dire. Ognuno si muove per conto suo. Una ricomposizione immediata? Con la leadership di Salvini la riproposizione del Centrodestra vecchio stampo, quello unitario e compatto, non la vedo possibile. Per far sì che ciò avvenga serve un cambio di timoniere nella Lega, ma al momento è impensabile. In una prospettiva di medio termine si può immaginare, accanto alla Lega, una forza di Centro o più centrista, una nuova Forza Italia e ci sarebbe anche lo spazio politico. Dai dati che ho a disposizione, il bacino di questa nuova forza di Centrodestra potrebbe essere tra il 10% e il 15% a una prima uscita elettorale, che però non dovrebbe essere a novembre. A novembre non ci sarebbe il tempo. Attorno a questa nuova forza potrebbero collocarsi sia coloro che provengono dal vecchio Centrodestra e non si riconoscono nel destra di Salvini e della Meloni, sia una parte dei praticanti cattolici, sia una parte degli elettori chi si erano riconosciuti nella politica della rottamazione di Matteo Renzi. Questa forza potrebbe essere decisiva nella formazione di futuri governi”.

Anche dal PD ci sono state spinte centripete. È il caso di Calenda. “Calenda è persona di spessore, competente, anche coerente. Calenda però mi sembra troppo isolazionista. Uno che non riesce ad aggregare. Un suo elettorato? Minimo, come Toti dall’altra parte”.

E Matteo Renzi? “Fino alle prossime elezioni il futuro del centro sinistra, e anche il futuro del possibile nuovo governo, è nelle mani e nella mente di Renzi, vero uomo politico”.

In Forza Italia Mara Carfagna sta assumendo sempre di più posizioni autonome. Cosa ne pensi? “In questo momento Mara è degna di grande attenzione. Ha tutte le potenzialità personali per guidare una fase come questa, di ricostruzione. Mara ha una grande dote: a differenza di altri, aggrega forze nuove. Ha capito la necessità di creare e fare squadra, e di mettere in pista menti fresche, competenti, aprire a volti nuovi. Perché in questo momento politico, l’uomo forte e solo al comando c’è già ed è Salvini, e pure la donna forte, è la Meloni. Se l’elettorato vuole l’uomo o la donna soli al timone li trova già sul “mercato”, l’offerta c’è. Ed è quello che cercano gli elettori di destra. Quello che invece vuole un elettorato più centrista, europeista e liberale è la condivisione di spazi e progetti. Anche sui territori. Fare squadra intorno a programmi nuovi, con competenza, serietà e visione di sistema è quello che mi sembra volere anche la vice presidente della Camera. Fondamentale! Il che non esclude la presenza di una leadership, ma la riporta dentro un modello di partito ispirato a regole democratiche. Intendiamoci, queste sono solo mie supposizioni, da osservatore, e può darsi che Mara faccia altre scelte o che Forza Italia non sia pronta per un passaggio di questo genere, che non è o non sarebbe tanto un passaggio di guida, quanto di schema organizzativo e politico”.

Schema giallorosso anche a livello locale: è plausibile? “Questa ipotesi c’è (per approfondire). Abboccamenti ci sono qua e là, ma non saprei quanto i territori siano pronti a ricevere proposte del genere. Potrebbe essere una scelta contingente, per fermare il Centrodestra, ma si tratterebbe solo di un cartello elettorale. E poi dipende molto dai tempi delle elezioni amministrative: se sono fulminanti, come in Umbria, l’elettorato prende quel che trova e magari vota turandosi il naso, se i tempi si allungano invece no, le basi vogliono discutere e quindi non è assolutamente detto che la fusione avveng”.

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Lorenzo Somigli – da adesso in poi!

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