Ocone: “Ci saranno una Sinistra estrema e una Destra sovranista”

In attesa della presentazione del libro di Giulio Meotti, ecco un’intervista a Corrado Ocone, già ospitato a Firenze, nella quale affrontiamo alcuni temi caldi del dibattito politico.

Per commentare il risultato delle ultime elezioni europee e aprire una finestra sul possibile futuro politico del nostro continente, ho avuto una conversazione con Corrado Ocone, studioso del liberalismo e responsabile dell’area scientifica di Nazione futura. Ocone è, fra l’altro, autore di un recente instant book intitolato significativamente: Europa. L’Unione che ha fallito (Historica). Queste le sue parole.

Chi è uscito vincitore dalle ultime Elezioni Europee? <<Le forze che possono ritenersi più che soddisfatte sono i liberali e i verdi: sono loro i vincitori morali di questa tornata elettorale. Si tratta quindi di forze politiche a prima vista europeiste, che chiedono più Europa e che non hanno alcuna intenzione di cambiarla nelle strutture di fondo. Bisogna ricordare però che i cosiddetti “sovranisti” sono risultati il primo partito in tre grandi Paesi europei, Italia, Francia e Inghilterra. Senza dimenticare lo straordinario successo di Viktor Orban in Ungheria. Se si confronta il risultato odierno con quello della tornata precedente si capisce quanto i “sovranisti” siano effettivamente cresciuti. Dall’altro lato non se la passano bene né i popolari, che pure hanno tenuto botta, né, soprattutto, i socialisti, che, con la parziale eccezione di Spagna, Portogallo e Grecia, sono usciti con le ossa rotte da queste elezioni>>.

Un dialogo tra liberali e sovranisti sarebbe possibile? Se sì, su quali basi? <<Intanto bisogna dire che il sovranismo è un fenomeno del tutto recente nel panorama politico: per questo non è ancora facile inquadrarlo a fondo. La loro immagine negativa, che li fa sembrare addirittura xenofobi e razzisti, è stata costruita ad arte dal vecchio establishment, soprattutto dalla grande stampa liberal di questa e dell’altra parte dell’Oceano. La comparsa o l’affermazione di queste forze si può far risalire a nemmeno tre anni fa, al 2016 per la precisione, quando i britannici votarono per la Brexit e pochi mesi dopo Donald Trump, osteggiato e deriso dalla grande stampa, conquistò la presidenza degli Stati Uniti d’America. È un fenomeno che nasce in risposta alla globalizzazione, come rifiuto dell’omologazione imposta dall’alto. Proprio questa lotta per la diversità, le differenze, fa sì, a mio avviso, che un liberale, che è altra cosa dai liberal rappresentati per lo più dall’ALDE, trovi oggi la sua collocazione più consona al fianco dei sovranisti. Il liberalismo classico, il liberalismo come lo ho sempre concepito io, è legato a due elementi: il realismo politico e il senso della storia. Esso trova ispirazione in due importanti autori della tradizione italiana, che liberali ovviamente non erano: Niccolò Machiavelli e Giambattista Vico. Legare in senso stretto il liberalismo alla politica significa darne una declinazione conflittualistica: di fronte al conflitto, il liberale non si ritrae e combatte il potere non esorcizzandolo ma opponendo a forze esorbitanti forze uguali e contrarie che le limitino e le controllino. Ora, i processi politici degli ultimi decenni, i processi di globalizzazione, hanno teso proprio a una deconflittualizzazione (almeno apparente) o depoliticizzazione dei processi. Destra e sinistra si sono in qualche modo divisi il compito: da una parte, si è preteso di affidare il governo del mondo alle dinamiche del mercato, dall’altra, a un diritto eticizzato e politicamente corretto. La posizione astrattamente liberista e quella liberal, che possono essere considerate due perversioni dell’autentico liberalismo, hanno creato una sorta di convergenza spoliticizzante che è stata quella a cui si sono opposte le forze populiste e sovraniste. Altro che antipolitica, qui si è trattato di un ritorno in grande stile di quella politica che, in quanto legata in qualche modo alla natura umana, non può realisticamente mai essere accantonata>>.

Una sua previsione sugli sviluppi della politica nei prossimi anni. <<Il sistema politico andrà sempre più polarizzandosi, secondo me. Ci saranno due aree estreme. Crescerà una Sinistra radicale – che già si sta formando – molto attenta alle tematiche dei diritti, del multiculturalismo, del femminismo e dell’ambiente. Di contro una Destra sovranista, a cui i liberali potranno portare un piccolo ma importante apporto anche in termia di consenso verso i ceti moderati e borghesi>>.

Il centro quindi non esisterà più? <<È assai improbabile, checché ne pensi il professor Panebianco, rimasto a mio avviso legato a schemi da liberale della guerra fredda, cioè adeguati ad un altro contesto e ad un’altra fase storica. Credo che in questa direzione, più immediata e più simbolico-comunicativa, spingeranno soprattutto le nuove tecnologie informatiche e i nuovi modi di fare politica. A prescindere dalle loro contraddizioni e da una certa malafede (nel senso che Nicola Chiaromonte dava al termine), esperimenti politici alla Matteo Renzi o all’Emanuel Macron mi sembrano più degli epifenomeni che non delle possibilità concrete per il futuro politico>>.

Una delle istanze che i sovranisti pongono è quella della conservazione della nostra identità, ad esempio quella cristiana? <<I sovranisti lottano per un’Europa plurale, più democratica. Lottano per il rispetto delle tradizioni, delle diversità culturali, degli usi e costumi dei popoli e delle nazioni. Non c’è dubbio che la mentalità liberale trova un alleato nel cristianesimo: oltre che il luogo ove storicamente si è forgiata ed espressa al massimo grado (“la natura delle cose è nella loro origine”, diceva a ragione Vico). Curare la nostra identità, ovviamente adattandola ai tempi, è necessaria per la sopravvivenza dell’Occidente, che, contrariamente a quanto oggi si dice, è l’unica civiltà che è stata veramente aperta al dialogo con gli altri, l’unica veramente ospitale. È vero che da questa parte del mondo si sono sempre costruiti i ponti e abbattuti i muri, ma per non far cadere i ponti ci vogliono pilastri solidi. Riconquistare e credere nella nostra identità significa proprio questo>>.

Intervista pubblicata su Nazione Futura.

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Lorenzo Somigli – da adesso in poi!

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