Lorenzo, hai solo 23 anni, compiuti a marzo. Non è un po’ presto per occuparsi di politica in prima linea?

Molti ragazzi della mia età preferiscono non impegnarsi perché, a Firenze, la militanza nel centrodestra potrebbe precludere sbocchi lavorativi. Comprendo questa scelta, ma non la condivido. Ho preso un’altra strada. Credo che in politica si debba entrare dopo aver già intrapreso un percorso lavorativo. Perché la politica è un servizio alla comunità, non un parcheggio per nullafacenti o “amici di”. Svolgo il lavoro più bello del mondo: scrivere è una passione che nel tempo è diventata anche la mia professione, e non ho “santi in paradiso” da ringraziare per il raggiungimento dei miei traguardi. Vivere e raccontare il calcio, soprattutto quello giovanile dove ancora resistono i valori sani dello sport, è un’esperienza dalla quale ho tratto insegnamenti preziosi. Che vince la squadra e non il singolo; che l’umiltà si deve sempre accompagnare all’ambizione; e che nel rettangolo di gioco, così come nello spogliatoio e fuori dal campo, non si devono indossare maschere, perché la fiducia e il rispetto sono irrinunciabili. Con la stessa dedizione che dedico al mio lavoro – e non dimenticando mai questi principi – intendo impegnarmi in politica in prima linea.

Qual è la tua collocazione e cosa pensi dell’attuale situazione politica?

Mi riconosco da sempre nei valori liberali. Meno Stato, più libertà. Riduzione del carico fiscale, semplificazione legislativa, sicurezza. Un’Italia protagonista in Europa e centrale nel Mediterraneo, che non rinnega l’atlantismo ma è aperta al dialogo con la Russia. Oggi vedo che il centrodestra è in ebollizione. Abbiamo un’area più moderata, nella quale mi riconosco, meno rilevante rispetto al passato ma ugualmente determinante per vincere, che può comunque riorganizzarsi se riscopre i valori originari. Un’altra, più radicale, che ha avuto il merito di dare voce alle zone dell’Italia più marginali. L’emergenza immigrazione non l’ha creata la Lega: semplicemente esiste, e continuare a negare l’evidenza non fa altro che esacerbare ancor di più gli animi. Credo che dal dialogo e da una sempre maggiore interazione tra queste due parti possa nascere quel buon governo di cui Firenze, la Toscana e l’Italia hanno bisogno.

Come immagini la Firenze del futuro?

Vorrei esporre la mia concezione di città. Non amo parlare di periferia. Il sostantivo “periferia” fa pensare subito ad un’unità distinta dal centro: fornisce un’idea di distacco e divisione, e implica una sorta di sudditanza e di dipendenza della periferia verso il centro. Si tratta di una banalizzazione anacronistica che non corrisponde alla realtà di un mondo sempre più interconnesso. Ritengo sia più che mai necessario, in particolare per le città metropolitane come Firenze, superare la vecchia logica duale tra centro e periferia, nonché l’inquadramento tradizionale delle periferie come semplici appendici del centro. Nella mia visione non c’è l’immobilismo di un centro e di una periferia, ma la dinamica pluralità di centri e di comunità umane connesse e in armonia tra loro. I quartieri possono diventare la spina dorsale di questo cambiamento. Perché non ci devono essere cittadini di serie A e cittadini di serie B, né zone ghettizzate dove si sviluppano disagio, degrado e conflitto sociale.

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Perché hai scelto di candidarti per il Quartiere 5?

Innanzitutto vorrei ringraziare il mio partito, Forza Italia, per avermi dato questa opportunità, e Ubaldo Bocci. Ma soprattutto ringrazio chi ha fatto un passo indietro, rinunciando ad un posto in lista, per sostenermi. Ho scelto il Quartiere 5 perché è una realtà complessa dove coesistono zone residenziali e altre più popolari che negli anni, grazie al mio lavoro, ho potuto seguire molto da vicino, in particolare le dinamiche riguardanti l’ampliamento dell’aeroporto e le occupazioni abusive. Più volte mi è capitato di documentare e denunciare il degrado che, purtroppo, affligge alcune aree del quartiere. Le amministrazioni di centrosinistra si sono preoccupate unicamente del centro e delle zone bene della città, ignorando i poveri e gli emarginati. Intere zone di Novoli o Le Piagge sono state lasciate a se stesse. Ho preferito il quartiere al comune per due motivi: perché credo nella gavetta e nella meritocrazia, ed è giusto che noi giovani ci facciamo le ossa sul campo; ed è l’organo più vicino ai cittadini, con i quali desidero avere un contatto diretto e costante.

Quali sono le priorità del tuo programma per rilanciare il Quartiere 5?

Nell’ottobre scorso il Sole24Ore ha presentato l’annuale “Indice della criminalità”. Si tratta di un report, basato su dati elaborati dal Sole24Ore e forniti dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, dal quale emerge che l’area metropolitana di Firenze è al quarto posto – dietro Milano, Rimini e Bologna – per numero di denunce di reati, che nel 2017 sono state circa 5.700 ogni 100 mila abitanti, mostrando un trend in crescita dell’1,2% rispetto all’anno precedente. La città è sempre più insicura: la nostra non è propaganda, ma solo realismo confermato dai dati. La priorità, dunque, è ridare sicurezza ai fiorentini. Niente più occupazioni; controlli e presidi fissi nelle aree critiche. In particolare occorre insistere nella zona di Via Pistoiese, dove negli ultimi mesi si è verificata un’ondata di furti. Un altro punto che ritengo necessario è relativo alle case popolari: bisogna rivedere i criteri di assegnazione per dare la precedenza a chi vive e lavora sul territorio. Non si tratta di razzismo: è solo giustizia sociale. Poi, un “sì” convinto alla nuova pista di Peretola, che rappresenta un’imperdibile occasione di sviluppo e, allo stesso tempo, un modo per togliere gli aerei dalla testa dei concittadini che abitano in quelle zone, senza che vi siano nuovi sorvolati in altre. L’aeroporto è la nostra porta verso il mondo e senza infrastrutture non si cresce, né a livello locale, né a livello nazionale. Il mio impegno sarà fare in modo che da quest’opera nascano maggiori vantaggi possibili per Peretola, Brozzi e Quaracchi, senza dimenticare la cura delle aree verdi.

Cosa pensi della gestione del flussi turistici a Firenze?

Firenze attira milioni di turisti ogni anno – e ne attirerà ancora di più con la nuova pista – ma il centro storico non riesce più a reggerne l’impatto. Una gestione poco ponderata dei flussi turistici ha prodotto un’alterazione del centro: fuga dei fiorentini, scomparsa delle attività originarie a favore di altre come i mini-market che stravolgono l’immagine della città. Firenze, però, non è solo il centro. Nel nostro quartiere ci sono tante aree ricche di storia: pensiamo a Castello, al Sodo oppure alla Chiesa di San Donato in Polverosa in via di Novoli risalente al XII secolo che, con un’adeguata pianificazione promozionale, possono diventare meta per i turisti alleggerendo un centro ormai saturo.

Qual è il tuo giudizio sull’amministrazione Nardella?

Per quanto provi a mascherarsi da sindaco civico, Nardella è e rimane la quintessenza del renzismo. Da sempre la sua politica è legata, a doppio filo, con Matteo Renzi. È anche incoerente e ingrato: dopo essere stato l’uomo di Renzi, l’uomo che si è dimesso da parlamentare perché chiamato a succedere a Renzi, adesso rinnega il suo passato e volta le spalle al suo padre politico. Non apprezzo questo genere di comportamento, dal punto di vista politico e ancor meno da quello prettamente umano.

Ubaldo Bocci è l’uomo giusto per Firenze?

Posso rivendicare di aver sostenuto fin da subito la bontà di questa candidatura, anche quando c’era un po’ di “maretta” e l’ufficialità sembrava non arrivare mai. A Firenze abbiamo bisogno di discontinuità: Bocci è l’uomo nuovo. Si è fatto da solo partendo dal basso. Dall’altra parte abbiamo il sistema di chi vive grazie al partito. Bocci ha raggiunto una posizione di vertice nel mondo della finanza ma, grazie alla sua esperienza presso l’UNITALSI, mantiene un contatto sincero e umile con il suo popolo. Quando l’ho accompagnato alle case popolari di via Accademia del Cimento, a Novoli, ho potuto constatare la sua grande umanità. È un fiorentinaccio, schietto e diretto come noi. Firenze ha bisogno di lui. Il suo slogan è azzeccato: “Essere dove Firenze chiede”. Nel nostro Quartiere 5 sono tante le zone che hanno bisogno di un sindaco vicino, non di uno che ama auto-compiacersi con le passerelle.

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