Toscana: erosione di un modello

La Toscana non è più una Regione rossa. Massa Pisa e Siena hanno cambiato colore. 6 capoluoghi al Centrodestra, 2 al M5S e solo 3 al PD ma due andranno al voto il prossimo anno: questo in neanche un quinquennio. Cosa c’è dietro questo repentino collasso?

Non è solo antipolitica. Non è solo malessere generalizzato. Nella scomparsa di una delle regioni rosse hanno influito fattori di più ampio respiro. Alla base di questa trasformazione politica esistono ragioni sociali ed economiche. È cambiata la Toscana.

Dall’analisi dei dati emerge la fotografia di un fenomeno di impoverimento. In 10 anni si è eroso il tessuto sociale toscano: il reddito pro capite è calato da 20mila 500 a 18mila 700 euro; le famiglie in condizioni povertà erano circa 32 mila, sono salite a 53 mila; 615 mila persone vivono in condizione di vulnerabilità ovvero a rischio povertà ed eclusione sociale: circa 40 mila in più dal 2008.

Peggiora ulteriormente il quadro dal lato delle vertenze o delle crisi aziendali. Solo ultima in ordine di tempo la vertenza Bekaert di Figline Valdarno: gli oltre 300 operai sono appesi a un filo. Per restare nella provincia di Firenze negli anni si è perso il cotto smaltato della Brunelleschi a Le Sieci (frazione di Pontassieve), il vetrocemento della Seves, buona parte delle aziende del cotto di Impruneta, senza dimenticare la storica Richard Ginori di Sesto: know-how evaporato per sempre. Allargando lo sguardo negli anni sono entrati in crisi il settore del cuoio e della conceria, quello dell’oro aretino, quello del marmo a Carrara, l’acciaio e la cantieristica. Le aziende coinvolte nel 43% dei casi avevano tra i 50 e i 250 addetti, nel 30% più di 50 e nel 27% fra i 16 e i 50 addetti. Una desertificazione industriale senza precedenti che ha marcate ripercussioni sociali. Non stupisce che gli operai ovverosia la classe sociale di riferimento per la Sinistra stiano cambiando le preferenze di voto dirottandosi a Destra: un fenomeno che i politologi chiamano lepenizzazione.

La Toscana specchio fedele della crisi che investe l’intero Centro Italia. Nella cerniera tra Nord e Sud il PIL cresce più lentamente (in questo bisogna tener conto dell’impatto del terremoto), ci si sposa di meno, la fecondità è più bassa, si fanno meno figli, alto l’indice di invecchiamento e più alta è l’età media della popolazione

È difficile decretare di netto la fine di un modello. Soprattutto perché da questa non è ancora nato un nuovo modello. Di sicuro la crisi ha corrotto il tessuto produttivo e sociale della Toscana. E da questo sfibramento possono giovarsene nuovi attori politici capaci di ascoltare chi negli anni ha perso le sue certezze.

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