“Ho deciso di realizzare uno speciale televisivo sulla mia città, Firenze” comincia così il post dell’ex sindaco, ex premier, ex segretario ed ora forse anche ex politico Matteo Renzi pubblicato sul suo profilo Instagram. “Più il dibattito politico diventa barbaro, più c’è bisogno di valori, di bellezza, di cultura” fa sapere.

Nel momento di peggior crisi del Partito Democratico dalla sua nascita, quando neanche le regioni rosse reggono l’urto dei populisti, l’ex rottamatore ha pensato di dismettere, non si sa per quanto, le vesti del politico per dedicarsi ad uno speciale televisivo insieme all’amico Lucio Presta, incentrato sulla città da cui tutto il suo percorso politico è iniziato. Le primarie vinte per una manciata di voti contro Lapo Pistelli, il ballottaggio con Giovanni Galli candidato del Centrodestra, la pedonalizzazione del centro che gli dette visibilità nazionale, l’intuizione della Leopolda per risvegliare un partito fumoso e sonnolento. Non è la sua città di nascita, Renzi viene dalla provincia, da Rignano nel Valdarno ma Firenze è indubbiamente nel suo destino ed è una, una delle poche città dove conserva stima e ammirazione.

Curiosità: il programma potrebbe trovare spazio sulle reti Mediaset. I maligni sussurrano che sia una mossa preparatoria per la nascita di quel Partito della Nazione in studio fin dai tempi del Nazareno e forse superato dai tempi: del resto i contatti tra l’ex premier e l’ex Cavaliere sono solidi e vantano la benedizione di Denis Verdini ma per adesso queste sono e restano semplici supposizioni.

“Chi vedrà quelle immagini si renderà conto” precisa sempre nel post “del tentativo di offrire, soprattutto alle nuove generazioni, uno sguardo sul presente, non solo sul passato”.

È qui il punto: quale immagine darà di Firenze? Ma soprattutto, oggi Firenze ha davvero qualcosa da raccontare,  da offrire o viste le glorie del passato da insegnare sul piano cultura?

Negli anni la città si è trasformata molto, soprattutto durante le amministrazioni Domenici, Renzi e Nardella. Sono cambiate radicalmente le infrastrutture urbane con l’istallazione delle reti della tramvia mentre altre grandi opere come TAV, stadio e ampliamento aeroporto restano ferme al punto di partenza. È diminuita sensibilmente la popolazione: in dieci anni quasi 10 mila persone hanno abbandonato la città (circa mille ogni anno dal centro storico), spesso per trasferirsi nell’interland. Il centro è stato ridisegnato (anche con gli strumenti urbanistici quali il piano regolatore) su misura di turista soprattutto sul piano dei servizi: paninerie ovunque, ristoranti, supermercati, un mangificio come gli stessi fiorentini lo hanno soprannominato. Alcuni parlano apertamente di Disneyland a cielo aperto per turisti, zone come l’Oltrarno sono totalmente gentrificate: un destino comune a tutte le città d’arte ma è indubbio che questa trasformazione non è stata né prevista né governata. Per non parlare delle fondazioni culturali, molte di queste in perdita a causa di una gestione allegra delle finanze?

E quindi l’ex golden boy nel suo nuovo show  vorrà parlare di quanti fiorentini abbandonano il centro storico perché diventato invivibile? Darà voce a quei residenti che hanno soprannominato la centralissima via De’ Neri “Borg’Unto” per via dello sporco lasciato dai bivacchi di centinaia di turisti il giorno e che, per vivere serenamente, hanno dovuto ricorrere a squadre di volontari? Ascolterà quei pochi coraggiosi in via Palazzuolo (piena area UNESCO) costretti a fare lo slalom tra chi si  droga  e chi per il controllo della droga si accoltella? Oppure intervisterà i proprietari di quelle ultime sparute botteghe artigiane rimaste attive nell’Oltrarno, forse una decina,  dove un tempo ne esistevano almeno 500?

Farà parlare sicuramente questo speciale su Firenze ma c’è il rischio che si ritorca contro l’autore o contro chi dell’autore ha raccolto l’eredità politica.

Articolo pubblicato in origine su Totalità.

Lorenzo Somigli

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